giovedì 8 settembre 2011

La libertà del cristiano oggi


                                     

Che cosa significa essere cristiani liberi oggi?
Ritengo che una comunità cristiana autentica debba vivere i principi immortali del cristianesimo con spirito
adeguato alla realtà sociale e temporale dell’attualità. Per i cristiani Gesù il Cristo è Dio, pertanto non si può confinare l’esperienza presente di vivere secondo i suoi insegnamenti a determinate  e specifiche  norme morali e comportamentali che furono il risultato di descrizioni teologiche, speculazioni  teoriche  e definizioni dottrinali  umane date in epoche   storiche passate. Non si dovrebbe limitare e rinchiudere l’infinità di Dio in schemi socio culturali frutto di riflessioni e meditazioni umane, soggette a diverse variabili contestuali, come cultura, situazione sociale dell’autore, ambito storico, ecc. Pertanto, come tali, pur nella loro magnificenza sapienziale, il loro valore normativo rimane limitato all’ambito storico nel quale si svilupparono.  Speculazioni dottrinarie sorte in epoche dominate da principi e valori umani che ormai non sono più compatibili culturalmente con la realtà sociale del presente. Per i cristiani il vangelo è storicamente l’unico mezzo con il quale Gesù parla direttamente all’uomo d’oggi, pertanto le sue parole, i suoi insegnamenti trasmessi mediante le fonti evangeliche, sono l’unica indissolubile ed eterna fonte normativa morale e di azione pratica. Sia di una comunità che si definisca consapevolmente cristiana sia di ogni singolo individuo che voglia veramente seguire le orme di Gesù  e porne in pratica gli insegnamenti nella quotidianità contemporanea. Tutte le altre fonti, nella loro vasta diversità, seppur di grande valore sapienziale, potrebbero genericamente essere catalogate   come  trascrizioni sul piano letterarie  di  interpretazioni teologiche, elaborate dal genio religioso umano, aventi essenzialmente ad oggetto,  le relazioni degli uomini e delle comunità, con l’elemento trascendentale. Descrizioni e speculazioni umane frutto d’idee, concetti, aspirazioni e desideri reali o mistici, spesso soggette alla sensibilità dell’epoca, trasportate sul piano religioso e sviluppate sul piano teologico. Di conseguenza, come tutte le opere, anche quelle più eccelse e sublimi in ambito sapienziale, ma comunque risultato di elaborazione e speculazione dell’ingegno umano, non sono assolutamente certe, infallibili, inequivocabili ed eterne. Tali fonti sono la summa di grandi sistemi speculativi intellettuali umani applicati al contesto religioso teologico e come tali, soggette alle variabili tipiche  del tempo e dello spazio nel quale videro la luce. Oggi, esse non possono essere comprese pienamente dalla maggioranza dei cristiani, se artificialmente scisse dal contesto storico nel quale furono elaborate e  prodotte per  trasportarle e porle in pratica pedissequamente nella contemporaneità. I grandi sistemi di pensiero religioso delle epoche passate sono essenzialmente la rappresentazione in chiave teologica delle aspirazioni degli uomini di quel tempo, elaborate e filtrate dalla cultura e dalle contingenze storiche nelle quali gli autori umani vissero e si formarono. Pertanto, nonostante la loro immensa grandezza intellettuale, e la grande bellezza estetica letteraria, non assumono nell’attualità un carattere moralmente vincolante in assoluto per i cristiani odierni. Tali fonti sono testimonianze preziose e affreschi magnifici di come le passate generazioni vissero, credettero e si relazionarono con l’aspetto religioso.   Pertanto dovrebbero correttamente essere interpretate per ciò che effettivamente rappresentano, documenti storico teologici frutto dell’elaborazione collettiva di una società del passato. Oggi non si dovrebbe commettere e perpetuare nel presente l’errore tipicamente umano e in modo specifico caratteristico di quella tipologia di uomo religioso. Errore in cui caddero, già nell’epoca di Gesù i pii per eccellenza, i farisei, aspramente criticati e condannati in prima persona proprio dallo stesso Gesù. Oggi non si dovrebbe vivere una fede esclusivamente legalistica, burocratica, cerimoniale, gerarchizzata, priva di una sincera e profonda interiorità spirituale. Non si dovrebbero confondere i reali insegnamenti di Gesù, con la molteplicità di culti religiosi attuali, che a un’attenta analisi mostrano il loro vero volto di tradizioni religiose finalizzate principalmente a ottenere  profitti altamente remunerativi dal punto di vista economico per le varie gerarchie, sia sacerdotali sia laiche  di molte confessioni religiose che si definiscono autoreferenzialmente cristiane. Una fede religiosa che spesso è organizzata e gestita dalle gerarchie ecclesiastiche con le stesse metodologie commerciali proprie del marketing e con le stesse finalità proprie del commercio, produrre vantaggi monetari e creare potere. Una religiosità a volte quasi teatrale concentrata prevalentemente sull’esteriorità, priva di una reale vita spirituale interiore che si rifletta nell’azione quotidiana degli individui. Una religiosità costruita sulla visibilità ostentata quasi televisiva, sull’apparenza, sull’emozione forte, sulla ricerca quasi isterica del fatto paranormale, sull’ossessiva e ripetitiva ritualità finalizzata a ottenere intercessioni e benefici materiali da parte dell’elemento trascendente, ricorrendo sempre con maggior frequenza a mezzi tipici delle epoche di grande decadenza culturale, impoverimento identitario  e aridità spirituale. Una religiosità che di frequente cela dietro la maschera spirituale, il suo vero volto estremamente materialista, una religiosità finalizzata al raggiungimento    di un equilibrio esistenziale, vincolato ad un benessere materiale    che l’attuale struttura sociale con le sue dinamiche alienanti e i suoi meccanismi di spersonalizzazione del soggetto,  ha drammaticamente sottratto agli individui, generando condizioni di vita sociale, funestate da depressione, infelicità esistenziale, aridità spirituale, crisi di identità, malessere psicologico, avidità materialista, sopraffazione egoista.  Condizioni socio esistenziali che sottraggono  sistematicamente certezze alla vita degli individui costringendoli a rifugiarsi in un mondo psicologico  dominato da illusioni, speranze, frustrazioni che favoriscono il ricorso all’ esasperata ricerca di un elemento spirituale trascendente che possa offrire, una certezza, un illusione con cui tamponare e riempire  il vuoto esistenziale,  che attanaglia le coscienze dei cittadini della società dei materialista dei consumi. Una religiosità che vorrebbe surrogare mediante il coinvolgimento del divino, le deficienze alle  necessità e ai bisogni primari a cui dovrebbe sopperire l’istituzione statale, come: salute, lavoro, benessere sociale, sicurezza protezione e che in epoche di profondo malessere e disgregazione  sociale come quella attuale vengono irrazionalmente e disperatamente  richieste alla religione  sollecitando mediante rituali, pellegrinaggi, ecc. L’intervento diretto della divinità. Ecco che si crea così, parallelamente alla società dei consumi materiali una società dei consumi spirituali. Naturalmente tutto ciò è felicemente accettato se non addirittura indotto dalle gerarchie religiose che approfittano volentieri della situazione sociale di assoluta disperazione spirituale delle persone  per trarne il  vantaggio monetario derivante dallo sfruttamento economico del business della spiritualità, offrendo lucrosi percorsi di ritualità, di cui naturalmente  sarebbero, secondo loro, unici   detentori del monopolio spirituale  religioso. Monopolio sul commercio religioso che spesso oggi è esercitato, come già avveniva ai tempi di Gesù, dai sacerdoti del tempio di Gerusalemme con prioritaria attenzione al denaro. Nei secoli è stata edificata una religiosità mummificata in dogmatismi, imbalsamata in citazioni letterali di versetti di testi, che fuori dal contesto nel quale furono scritti, possono esser usati contemporaneamente da chiunque  per giustificare teologicamente, a fini utilitaristici, qualunque insegnamento  e il suo  esatto contrario. Nei secoli è stata costruita una religiosità che subordina lo spirito religioso del presente  al conformismo di tradizioni religiose anacronistiche e completamente aliene dalla realtà storica e sociale del tempo presente. La fede in Gesù non dovrebbe essere ridota ad un artificio  speculativo dottrinale, a una palude teologica  di idee e concetti ristagnanti e incomprensibili precetti morali, come purtroppo spesso è stata trasformata dall’intervento manipolatore e apocrifo umano. La fede in Gesù dovrebbe essere una fede viva, vivificante ed in continua evoluzione. Poiché Gesù il Cristo è fonte di acqua spirituale viva non di acqua teologico dottrinale ristagnante. La fede in Gesù il Cristo è teologicamente simile a un torrente di acqua spirituale  pura e cristallina che discendendo a valle dalla sua  incontaminata    sorgente montana, attraversa nel suo percorso centinaia di  territori ed ambienti culturali umani. Contesti differenti per storia, cultura, tradizioni,  senza tuttavia  contaminarsi con gli elementi  culturali inquinanti frutto delle epoche storiche e della cultura del tempo che incontra nel corso del suo fluire.  Giungendo a concludere il suo vivificante  fluire spirituale  nel mare del sentimento religioso della contemporaneità quotidiana. Per i cristiani, Gesù il Cristo è vivo, i suoi insegnamenti non possono essere ibernati in stereotipi morali vetusti, in  categorie sociali arcaiche,  in  tradizioni religiose  umane anacronistiche, prive di valore per la spiritualità dell’uomo e della donna  contemporanei. L’insegnamento di Gesù non può essere limitato nel tempo e nello spazio da criteri interpretativi ed  ermeneutici  umani. Gesù il Cristo non è un oggetto statico del passato, da determinare quantificare, interpretare, definire, distillare e dogmatizzare  con  strumenti  speculativi  intellettuali propri della ricerca archeologica, da esibire in una teca dogmatica di un museo teologico. Gesù il Cristo è essenzialmente presente assoluto. Egli è una luce che illumina con modalità in continuo divenire tutte le epoche storiche  senza perdere mai la sua luminosità e la sua brillantezza  con il trascorrere del tempo e con l’allontanamento progressivo dalla fonte  da cui si origina la sua illuminazione spirituale. Il cristiano autentico dovrebbe vivere l’autenticità e la veridicità di Gesù Cristo e del suo messaggio nel presente quotidiano, applicando concretamente l’essenza dei suoi insegnamenti indissolubili, eterni e immutabili alla complessità della vita quotidiana e alla molteplicità delle problematiche esistenziali che questa presenta continuamente in tutti i campi. Discernendo costantemente e criticamente tra l’autentica essenza del messaggio evangelico e le  fuorviati interpretazioni aggiunte   da istituzioni umane di molteplice natura, nel corso dei secoli. Non si dovrebbe commettere l’errore di identificare l’essenza dell’autentica fede nell’insegnamento di Gesù con le molteplici e variegate teorizzazioni teologiche che sono state prodotte in alcune determinate  epoche   storiche; poiché si correrebbe il rischio di smarrire l’essenza originale e sempre viva del messaggio evangelico e di considerarlo superato, non efficacie ed inapplicabile  nel presente. Perdendo in tal modo drammaticamente tutta l’immensa gamma di soluzioni reali e concrete che Gesù con il suo messaggio offre alle molteplici problematiche reali ed esistenziali che assediano quotidianamente la vita  dell’uomo e della società contemporaneo. Per i cristiani Gesù è la fonte immutabile, nell’essenza del suo insegnamento, eterna e inesauribile della grazia concessa da Dio all’uomo di tutti i tempi. 

Nessun commento:

Posta un commento